Club Deal: investire insieme, con metodo e con vantaggio fiscale
Come funziona uno degli strumenti di investimento più preziosi: dalla condivisione del rischio ai vantaggi fiscali della holding, fino alla costruzione del veicolo ideale.
Mettere insieme capitale, competenze e visione per investire in modo mirato e strutturato, condividendo il rischio e moltiplicando le opportunità. È questa la filosofia del Club Deal, uno strumento che negli ultimi anni si sta affermando anche tra gli imprenditori italiani come alternativa concreta e flessibile al private equity tradizionale.
Andiamo ad approfondire come funziona, come si struttura e perché può contribuire alla gestione e alla crescita del patrimonio
Cos’è un Club Deal e perché sta crescendo
Immagina un gruppo di imprenditori che decidono di investire insieme in un’opportunità specifica: un’azienda promettente, un immobile di pregio, una tecnologia emergente. Ognuno mette a disposizione una quota di capitale, condivide il rischio e partecipa ai potenziali rendimenti. Questa è, in sintesi, la logica del Club Deal.
Non si tratta di uno strumento nuovo, ma negli ultimi anni ha guadagnato crescente attenzione tra gli imprenditori italiani, per ragioni concrete. Chi gestisce un’impresa tende naturalmente a reinvestire nel proprio settore. Il Club Deal offre una strada diversa: diversificare il patrimonio fuori dal proprio core business, senza dover affrontare da soli la complessità di un nuovo investimento.
Il confronto più immediato è con i fondi di private equity. La differenza sostanziale è il controllo: in un fondo, l’investitore delega le scelte a un gestore e non sa in anticipo dove finirà il suo capitale. Il rischio, non trascurabile, è di finanziare indirettamente un competitor. Nel Club Deal, al contrario, si sceglie esattamente il veicolo in cui investire, si conoscono gli altri investitori e si definiscono fin dall’inizio l’orizzonte temporale e la strategia di uscita.
È un approccio che unisce la logica del private equity, cioè investire in modo strutturato con un orizzonte temporale definito, alla flessibilità e alla trasparenza di una scelta diretta e consapevole.
I vantaggi fiscali: come la holding ottimizza il rendimento
Partecipare a un Club Deal non significa solo scegliere dove investire. Significa anche scegliere come investire, e questa scelta ha conseguenze fiscali molto concrete.
Lo strumento più efficace per accedere ai benefici fiscali legati ai Club Deal è la struttura di gruppo, una società capogruppo che detiene partecipazioni in altre realtà e gestisce il patrimonio in modo centralizzato. Quando è la holding a investire, e non la persona fisica, si apre l’accesso a un regime fiscale significativamente più vantaggioso.
Il riferimento è alla cosiddetta participation exemption, una normativa di origine europea che consente alle società di capitali di beneficiare di un’esenzione del 95% sui dividendi percepiti e sulle plusvalenze realizzate dalla cessione di partecipazioni. In termini pratici: mentre una persona fisica paga il 26% su dividendi e plusvalenze da investimento, una holding strutturata correttamente scende a un’aliquota effettiva dell’1,2%.
Per capire la portata del vantaggio, basta qualche numero concreto: su un portafoglio investito di 10 milioni di euro con un rendimento annuo del 10%, la differenza tra i due regimi vale circa 250.000 euro all’anno, oltre 2,5 milioni di euro in un orizzonte di dieci anni, creati non da una scelta di investimento diversa, ma semplicemente da una struttura più efficiente.
Un aspetto importante: la holding non è necessariamente un prerequisito. Può essere costituita appositamente per partecipare a un Club Deal, diventando al tempo stesso il veicolo dell’investimento e il primo passo verso una gestione più strutturata del patrimonio aziendale.
Come si struttura un Club Deal in pratica
La semplicità della logica di fondo – investire insieme – non deve far sottovalutare la complessità operativa di un Club Deal. Strutturarlo correttamente è la condizione che separa un investimento solido da uno improvvisato.
Il punto di partenza è la definizione dell’opportunità: un’azienda, un immobile, un progetto specifico. Gli investitori si aggregano attorno a quell’obiettivo, valutano l’operazione e decidono se e quanto partecipare. Le quote di ingresso possono variare significativamente – si va da importi relativamente contenuti, nell’ordine di poche decine di migliaia di euro, fino a operazioni da diversi milioni – rendendo lo strumento accessibile a profili patrimoniali molto diversi tra loro.
Una volta definito il gruppo di investitori, si procede con la costituzione di un veicolo societario dedicato, tipicamente una società a responsabilità limitata, che raccoglie i capitali e si occupa di effettuare l’investimento. Ogni partecipante detiene una quota del veicolo proporzionale al proprio apporto. Questo approccio garantisce chiarezza nei rapporti tra gli investitori, separazione netta tra il patrimonio personale e quello investito, e una gestione ordinata di tutta la vita societaria del Club Deal.
Un elemento centrale nella strutturazione è la definizione dell’orizzonte temporale e della strategia di uscita. A differenza di un investimento finanziario tradizionale, un Club Deal ha una durata tendenzialmente definita: si entra con un obiettivo e si pianifica fin dall’inizio come e quando uscire. Questa disciplina, simile a quella dei fondi di private equity, è una delle caratteristiche che lo rendono uno strumento serio e misurabile.
Non tutti i Club Deal seguono però lo stesso schema. In alcuni casi non viene costituito un veicolo dedicato, ma gli investitori sottoscrivono un unico contratto di investimento condiviso, mantenendo ciascuno la propria posizione in modo diretto. La scelta tra le due modalità dipende dalla natura dell’operazione, dal numero di partecipanti e dagli obiettivi specifici del gruppo.
A chi si rivolge e come iniziare
Il Club Deal non è uno strumento riservato ai grandi patrimoni, è adatto a chi vuole investire con metodo: con un obiettivo chiaro, una struttura adeguata e la consapevolezza di cosa si sta facendo e perché.
Il profilo ideale è quello dell’imprenditore che ha costruito valore nella propria azienda e vuole mettere a disposizione le proprie competenze anche fuori dal proprio settore, senza esporsi da solo ai rischi di un investimento in territorio inesplorato. Ma può essere anche chi sta valutando per la prima volta una struttura di holding e vuole capire come renderla operativa fin dall’inizio, trasformandola in un veicolo attivo di crescita patrimoniale.
In entrambi i casi, oltre a trovare l’opportunità ideale, un elemento fondamentale è quello di costruire la struttura giusta: capire se esiste già una holding adeguata o se è il momento di costituirla, verificare i requisiti per accedere ai benefici fiscali, definire la propria capacità e propensione all’investimento.
È un percorso che richiede competenze specifiche – fiscali, societarie, finanziarie – e una visione d’insieme che vada oltre il singolo investimento.
Il nostro Studio affianca gli imprenditori in ogni fase di questo processo: dalla valutazione iniziale alla strutturazione del veicolo, dalla gestione amministrativa e contabile del Club Deal fino al momento dell’uscita.
Un buon investimento inizia sempre da una buona impostazione di base.